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Genova e Bogliasco, due anime del Festival: ecco cosa cambia e perché

Il Festival DiPassaggio nasce con l’ambizione di essere un progetto culturale fluido, capace di adattarsi ai territori che attraversa e di parlare a pubblici diversi. Fin dalla prima edizione, due sono i luoghi che lo ospitano e lo nutrono: Genova e Bogliasco. Due comuni limitrofi, ma profondamente diversi per dimensioni, struttura urbana, tessuto sociale e possibilità di coinvolgimento. In questo articolo vi raccontiamo perché Genova e Bogliasco rappresentano due anime complementari del festival e come questo si riflette nei formati e nelle scelte progettuali.

Genova: la città, la complessità, il palcoscenico urbano

Genova è una città verticale, frammentata, densa di storie e contraddizioni. Organizzare un festival culturale a Genova significa quindi confrontarsi con una rete di enti, spazi e interlocutori non sempre coordinati tra loro. Il format scelto per questo contesto è quello concentrato, ovvero una serie di giornate ravvicinate in cui si alternano incontri, performance, talk, installazioni e percorsi urbani.

Questo modello permette di concentrare l’attenzione in un periodo limitato, coinvolgendo realtà culturali già attive e portando gli eventi in spazi vivi della città: non solo teatri, piazze, musei, librerie, ma anche negozi, botteghe e luoghi condivisi. A Genova il festival assume i tratti del grande evento, con una programmazione intensa che stimola l’incontro tra pubblici diversi e visibilità sul territorio urbano.

Tuttavia, l’approccio partecipativo ha incontrato qualche resistenza: la frammentarietà del tessuto cittadino e le dinamiche tra enti e associazioni rendono più complesso l’avvio di progetti condivisi e a lungo termine. Per questo, l’anima urbana del festival si integra con quella più radicata e sperimentale di Bogliasco.

Bogliasco: la comunità, la continuità, la sperimentazione

A soli 20 minuti da Genova, Bogliasco è un comune costiero di piccole dimensioni ma grande vitalità sociale. Qui, il festival culturale a Bogliasco assume una forma completamente diversa: non più giornate concentrate, ma un calendario diffuso distribuito nella sua terza edizione su sei mesi, con appuntamenti ogni due settimane e un forte coinvolgimento della cittadinanza.

Bogliasco è una realtà più piccola, dove le relazioni sono più strette, e questo consente al festival di attivare una partecipazione dal basso: scuole, famiglie, associazioni, fondazioni. Progetti come quelli con l’Associazione Macramè o la Fondazione Kampè dimostrano che qui il dialogo con il territorio è diretto, aperto e fertile.

Il formato diffuso permette anche di sperimentare linguaggi, testare formule di co-progettazione e costruire un legame costante con il pubblico. L’obiettivo è che, nel tempo, Bogliasco diventi il polo del festival dedicato all’infanzia e all’adolescenza, un vero laboratorio di pratiche culturali generative.

Due territori, una visione condivisa

Se Genova rappresenta il palcoscenico urbano in cui il festival si misura con la complessità, Bogliasco è il laboratorio in cui si coltiva la relazione diretta con la comunità. Le differenze di format non sono casuali, ma rispondono a esigenze specifiche dei territori e riflettono l’approccio sartoriale del progetto.

Il filo rosso che unisce le due anime è la volontà di far nascere cultura dal dialogo, di costruire esperienze significative che non si limitano all’evento, ma lasciano un segno. Entrambe le sedi contribuiscono in modo unico alla costruzione di un’identità culturale collettiva e partecipata.

Verso un modello replicabile

Questa doppia identità territoriale è oggi uno dei punti di forza di DiPassaggio. La possibilità di sperimentare a Bogliasco ciò che poi potrà essere portato a Genova (e viceversa) crea un equilibrio dinamico tra visione e concretezza, tra impatto e ascolto. Il festival è pensato come modello replicabile, capace di adattarsi ad altri territori con sensibilità e rispetto.

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